Spendere di più non basta se manca la visione d'insieme tra energia, data center e semiconduttori. La Corea del Sud pianifica in gigawatt e centinaia di miliardi, l'Europa rincorre con i correttivi. Il tempo stringe ⏳
4. Energia e infrastrutture: La Corea integra semiconduttori, data center e AI. L’Europa non ha ancora un piano per l’energia necessaria per alimentare i data center.
🇰🇷La Corea del Sud ha annunciato un maxi piano per l’AI, +10 GW di nuovi data center entro il 2035, e il divario con l'Europa diventa ancora più evidente👇
ansa.it/sito/notizie/m…
@KersevanRoberto Sì, era un mio errore di battitura. Il tweet è stato rimosso appena me ne sono accorto. Il dato corretto è il 70,7%. Grazie per la segnalazione.
@micheleboldrin , hai ragione sul nucleare, 2-3 centrali in più ci avrebbero evitato molti problemi. Ma non basta.
Ci serve strutturare un mix energetico che coinvolga il nucleare, le rinnovabili e anche il fossile (in modo marginale).
Un buon mix potrebbe consistere:
-Nucleare: base costante.
-Rinnovabili (eolico, fotovoltaico, idroelettrico): variabili, ma possono contribuire alla rete.
Inoltre, servirebbe un investimento importante per rinnovare la rete elettrica italiana.
Vedi? Avessero lottato in questi 40 anni a favore del nucleare e ci fossero due o tre centrali in Italia non avrebbero bisogno di insorgere contro le "pale eoliche" visibili dai loro poderi.
P.S. Diverte comunque vedere il tono di disprezzo che usano i convertiti ...
Esattamente! Il fotovoltaico è variabile per definizione:
Di notte = 0 MW
Con nuvole diminuisce drasticamente
Anche con il sole non copre i picchi serali (quando la domanda sale)
Il problema non è il sole, ma la rete:
Inerzia di rete: senza turbine (gas/idro/nucleare), la frequenza oscilla, e quindi, blackout.
Riserva rotante: servono fonti pronte a intervenire in secondi, non ore.
Accumulo + smart grids: per gestire la variabilità.
La Germania lo sta imparando a sue spese con 150 GW di rinnovabili installati, ma prezzi alle stelle (400€/MWh in periodi di calma di vento, dati SMARD) e senza infrastrutture intelligenti, anche 1.000 GW di fotovoltaico non bastano.
Corretto, è una precisazione importante. I kWp indicano la potenza di picco nominale misurata in condizioni standard (STC), non quella realmente erogata durante l'anno. Per valutare un impianto conta soprattutto l'energia prodotta (kWh/TWh) e il fattore di capacità. È proprio per questo che confrontare solo la potenza installata può portare a conclusioni fuorvianti.
Questo grafico andrebbe appeso in ogni ministero. È la differenza tra potenza ed energia, in una riga.
Più potenza installata (+10,5% dal 2023), meno energia prodotta (-7,2%). Possibile? Sì, perché i GW di targa non sono i TWh che arrivano davvero in rete.
Le ore equivalenti lo dicono senza sconti: è come se gli impianti avessero girato a piena potenza solo 1.565 ore l'anno, su 8.760 totali. Fattore di capacità sceso da circa il 21% al 18%. Non per colpa delle turbine, ma della risorsa: il vento decide lui, non noi.
Ed è esattamente per questo che una fabbrica o un data center non si alimentano coi gigawatt installati, ma coi megawatt che ci sono sempre.
Generare è la parte facile. Garantire è quella difficile⚡
Questa non la leggo come una sconfitta delle rinnovabili, ma come un promemoria sui limiti fisici dei sistemi elettrici. Affidabilità, inerzia, capacità di riserva e costo marginale contano quanto i GW installati. Un sistema resiliente nasce da un mix equilibrato, nucleare per il baseload, rinnovabili dove sono competitive, accumuli e reti più robuste. È così che si riduce davvero la volatilità.
Punto ottimo, e sottovalutato. Il geotermico ad alta entalpia ha un vantaggio che alle rinnovabili manca, è programmabile, gira h24 come una baseload, fattore di capacità altissimo.
In Italia abbiamo Larderello, che produce dal 1913, ma siamo quasi fermi lì. Le tecnologie a ciclo binario chiuso permetterebbero di sfruttare anche siti a entalpia più bassa, ben oltre la Toscana.
Non sostituisce tutto, ma è proprio il tipo di potenza ferma e pulita che a un sistema con tante rinnovabili serve. Sul perché si faccia così poco, lì la risposta è più politica che tecnica.
Solare, eolico e batterie costano poco da generare. Ma un data center IA consuma ogni secondo, 24 ore su 24, e vuole potenza ferma e sotto controllo. Le rinnovabili danno energia a buon mercato, non disponibilità a comando. Per colmare i buchi serve il "firming".
E qui USA ed Europa sono due mondi diversi.
Negli USA il gas costa pochissimo, intorno ai 3 $/MMBtu. Quindi la turbina on-site è la risposta più rapida ed economica. Non a caso, dei 141 GW di gas on-site per data center tracciati nel mondo, circa 127 sono americani. È quasi solo una storia USA.
In Europa il gas costa 3-4 volte tanto. Qui la turbina on-site è cara, quindi la stessa fame di potenza spinge verso altro: rete, accumulo e, sempre più, nucleare e SMR.
Stessa malattia, la rete non sta al passo e serve potenza 24/7. Medicina diversa, loro hanno il gas a buon mercato, noi no. Ed è proprio per questo che da noi la questione del firm power è ancora più urgente.
Punto spesso ignorato, e correttissimo.
Una linea aerea ha una portata che dipende dalla temperatura: più fa caldo, meno corrente può trasportare in sicurezza. Il conduttore si scalda, si dilata, si abbassa, e va declassato. Stessa cosa per i trasformatori, che col caldo perdono margine e invecchiano prima.
Il problema è il tempismo: l'ondata di calore taglia la capacità della rete proprio quando la domanda esplode per i condizionatori. Meno autostrada elettrica e più traffico, nello stesso istante.
E il tuo secondo punto chiude il cerchio: sole e vento producono dove c'è la risorsa (il Sud, la Sicilia), non dove c'è il carico (il Nord industriale). Se la rete non porta quei MWh dove servono, finiscono in congestione o curtailment.
Per questo lo ripeto: generare è la parte facile. La rete che regge caldo, picchi e distanze è quella difficile, e la più sottovalutata.
"liberalizzato" attenzione, è il punto che confonde tutti. In UE ciò che è stato approvato (Olanda, poi riconosciuto da altri Paesi) è FSD Supervised: Livello 2, guida assistita, conducente sempre responsabile.
Che a Roma ci abbia girato è vero, ma con una persona pronta a riprendere il controllo in ogni istante. Non è guida autonoma sdoganata, è assistenza avanzata. Ed è esattamente li che sta la differenza.
A Roma la guida autonoma farebbe ridere? Discutendo con un amico, mi dice "li vorrei vedere nel traffico romano o milanese". Battuta facile ma non sono fantascienza. Allora ecco 4 domande oneste e le mie 4 risposte, da uno che tifa per la tecnologia ma guarda i numeri👇🤖🚕
Nel breve hai ragione, è la battaglia giusta. Però attenzione al cortocircuito il robotaxi cambia la domanda stessa. Non liberalizzi una licenza a un guidatore, regoli una flotta senza guidatore. È un altro quadro normativo.
Quindi due fronti insieme, liberalizzare ora il sistema attuale e scrivere già le regole per ciò che arriva. Se non lo facciamo noi, il modello ce lo porta chi è arrivato prima.
Esatto, la fase supervisionata serve proprio a quello: raccogliere dati nel mondo reale con l'umano come rete di sicurezza, prima di togliere il volante.
Ma senza un quadro UE che permetta di testare sulle nostre strade, i dati europei non si raccolgono. Un sistema addestrato a Phoenix non sa gestire una rotatoria italiana. Non è solo questione di software, è il permesso di imparare qui.
@makxmanu Più convenienti da generare, sì. Il punto è renderle disponibili quando serve, lì entrano accumulo, rete e backup, e il conto cambia. Generare è la parte facile.
🇮🇹 Il dato è vero e fa ancora più impressione coi numeri precisi, nel 1966 l'Italia era terza al mondo per produzione elettronucleare, dietro solo a USA e Regno Unito.
E non eravamo spettatori. La centrale di Trino, quando entrò in funzione, era la più potente del mondo, a Latina avevamo il reattore più potente d'Europa. Avevamo una filiera completa che comprendeva progettazione, costruzione, ricerca, dal CISE di Milano del 1946 in poi.
Poi quella filiera è stata congelata, ma, ed è il punto che pochi colgono, non è scomparsa. Le competenze sono sopravvissute nelle aziende, Ansaldo Nucleare collabora da anni con EDF e Framatome, ENEA col CEA francese, siamo dentro ITER sulla fusione. Abbiamo continuato a costruire know-how nucleare, solo per gli altri.
Ed è esattamente questa la filiera che oggi torna in gioco, l'accordo Edison-EDF sugli SMR coinvolge Ansaldo, Maire, Saipem, Webuild. Il paradosso non è solo che esportavamo competenza senza usarla. È che ce l'abbiamo ancora, ed è il motivo per cui un rientro è tecnicamente possibile. Il filo non si era spezzato, si era solo allentato.
Il paradosso tutto italiano, Paese costruttore ed esportatore di tecnologia nucleare ma senza averla in casa nostra. Pensare che negli anni 60, nel blocco occidentale, eravamo i terzi per produzione di energia atomica, dietro solo agli USA e al Regno Unito.
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Ingegnere energetico.